Forma autorizzata del nome
De Benedetti, Salvatore, letterato, orientalista, (Novara 1818 - 1891)
Di famiglia ebraica, nato a Novara il 18 aprile 1818, Salvatore De Benedetti studiò presso il collegio vercellese riservato agli israeliti, ove ebbe, tra i maestri, Giuseppe Levi, studioso di cultura ebraica.
Finiti gli studi, iniziò a lavorare per diversi editori piemontesi e milanesi fino al 1841, quando venne nominato soprintendente agli studi delle Pie scuole israelitiche di Livorno. In Toscana partecipò in prima persona alle attività politiche del 1848, collaborando e dirigendo il "Corriere Livornese", fino a quando l'arrivo degli Austriaci lo spinse a tornare in Piemonte. Nel 1862 venne chiamato all'Università di Pisa per coprire la cattedra di Lingua ebraica, che tenne fino alla morte, avvenuta a Pisa il 4 agosto 1891. Molto noto fu il suo sforzo di applicare il "metodo galileiano" alla filologia e proprio a Galileo dedicò vari studi.
A Pisa collaborò con gli "Annali delle Università Toscane" e nel 1879, presso l'editore Nistri, pubblicò la sua opera più conosciuta, "Vita e morte di Mosè". Tra gli altri scritti si ricordano "Canzoniere Sacro di Giuda Levita" (1871) e le traduzioni di leggende ebraiche: "Storia di Rabbi Giosuè, figliuolo di Levi" (1871), "La leggenda ebraica de' dieci martiri" (1873) e "La Perdonanza" (1873).
Studioso anche di letteratura italiana, parallelamente agli impegni didattici e alle pubblicazioni di letterato ed orientalista, continuò la sua attività giornalistica fondando il giornale "Il Galantuomo".
SIUSA. Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche.