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Questa sezione raccoglie una serie di itinerari realizzati dagli Archivi di Stato, dalle Soprintendenze Archivistiche e da Istituti esterni all'Amministrazione archivistica.

Ciascun percorso è corredato da una scheda descrittiva con un rimando al sito dell'Istituto che lo ha realizzato. Offre anche i collegamenti alle risorse archivistiche descritte nel SAN, ai documenti digitali e a una bibliografia. Questi ulteriori strumenti hanno lo scopo non solo di ampliare l'offerta di contenuti ma anche di facilitare l'esplorazione e la conoscenza del patrimonio archivistico.

L'utente viene guidato in itinerari di ricerca tra le fonti degli Istituti archivistici. I percorsi tematici, senza la pretesa di essere esaustivi, rispondono all'esigenza di suggerire una possibile via interpretativa che permetta di orientarsi allinterno di una determinata materia.

 
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Resistenza di carta

 
 

Descrizione

Percorso tematico relativo alla stampa clandestina prodotta durante la Resistenza, ai volantini antifascisti e antinazisti ed ai volantini della propaganda delle forze alleate.
I documenti – digitalizzati dal CNR - appartengono alla sezione Bacheche del Fondo istituzionale del Museo storico della Liberazione di via Tasso.

 

 

 

 

Il patrimonio documentario del Museo storico della liberazione è stato inventariato dalla dott.ssa Alessia Glielmi.

Percorso tematico a cura di Valentina Cioffi.

 

 

Premessa

Dopo l’omicidio Matteotti il fascismo svela il suo vero carattere dittatoriale.
Dal 1925 vengono chiusi i circoli politici, le sedi dei giornali di sinistra e vengono messi a tacere gli altri giornali di opposizione; si susseguono atti intimidatori verso i sindacati ed i partiti di ispirazione socialista; vengono sciolte tutte le organizzazioni non allineate con il fascismo; molti esercizi pubblici vengono fatti chiudere; si intensificano gli arresti degli oppositori, le perquisizioni domiciliari e molte offensive personali sfociano in omicidi.
Pochi mesi dopo vengono varate le "leggi fascistissime": Mussolini coglie l’occasione per sciogliere tutti i partiti di opposizione e, accusando i deputati di aver disertato il Parlamento, li fa decadere dalla carica; sopprime i giornali antifascisti; viene fondata la polizia fascista, prima politica e poi segreta (OVRA); viene introdotta la pena del confino e reintrodotta la pena di morte; infine viene istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, col compito di reprimere i reati politici.
La repressione dell'antifascismo raggiunse l'apice della sua ferocia durante il periodo della Repubblica sociale italiana, in concomitanza con la durezza dell'occupazione militare tedesca. Via Tasso, Regina Coeli e la Pensione Jaccarino erano i luoghi deputati alla tortura e alla prigionia degli antifascisti. Molti trovarono la morte a Forte Braschi, a Forte Bravetta, a Boccea, nelle Fosse Ardeatine, oppure in carcere a causa delle torture o per atto estremo con il suicidio.

 

Antifascismo: le tante facce della Resistenza

Nel concetto di Resistenza e di lotta al fascismo si suole includere un quadro di attività più ampio, tentando di non riferirsi solo a chi ha combattuto con le armi, ma di allargare lo spazio a chi offrì assistenza ai perseguitati politici, agli ebrei, a chi era ricercato dalla polizia nazista e fascista; a chi si prodigava nella diffusione di stampa clandestina, a chi si preoccupava di stamparla, a chi ne possedeva qualche copia. Infatti il rischio che queste persone correvano, animate dalla solidarietà e dal fine comune, era lo stesso: essere condannate alla morte.
L’antifascismo era un reato perseguito penalmente ed il Partito nazionale fascista, avendo in pugno il controllo della macchina statale, utilizzava le forze di polizia a sua disposizione per reprimerlo. Dopo l’8 settembre 1943, con la firma dell’Armistizio di Cassibile, l’Italia si unisce agli alleati. Il Centro militare raccoglie i militari e gli ufficiali sfuggiti alla deportazione del 7 ottobre 1943, li aiuta e li nasconde, attuando così un sabotaggio agli appelli del richiamo alle armi banditi dal maresciallo Graziani.

Il CNL è l’organo che organizza le attività della Resistenza e raccoglie le formazioni più influenti delle masse popolari: comunisti, democrazia cristiana, liberali, socialisti ed il Partito d’azione. Nonostante le diverse idee, tutti collaboravano uniti nella lotta al fascismo e all’occupazione tedesca. In questa fase la lotta al fascismo è gestita strategicamente dalle classi dirigenti che, prefigurando la sconfitta bellica e la fine della dittatura, agiscono in vista della strutturazione della società del dopoguerra. L’attività svolta è diversa a seconda dei partiti: il Partito comunista, il Partito socialista, il Partito d’azione, erano quelli più propensi alla guerriglia di strada, all’organizzazione militare di giovani, avevano prontezza per affrontare sparatorie e spregiudicatezza in molte attività, compresa quella delle scritte murali; mentre Democrazia del Lavoro, Partito Liberale e Democrazia Cristiana svolgevano assistenza, si occupavano di diffondere la stampa clandestina e di fornire aiuto ai perseguitati. Non vi era un’attività migliore dell’altra, tutte sono state molto preziose. Oltre ai partiti c’è un gruppo, quello dei Giovani cattolici comunisti che, dopo l’8 settembre, riuscì a stampare il periodico “Voce Operaia”. Dalle fila di questo movimento nasce la luminosa figura di Romualdo Chiesa. In alcune borgate si afferma il Movimento Comunista o Bandiera Rossa, come il giornale da loro diffuso. Già da settembre 1943 si intensifica il lavoro clandestino di ufficiali, carabinieri, operai, giovani donne e madri di famiglia, che tessono le fila nascoste per il trasporto di armi, viveri ed informazioni.

 

Resistenza di carta

Si stampavano regolarmente i giornali dei partiti: “L’Avanti” quotidiano del Partito socialista italiano, “L’Unità” organo ufficiale del Partito comunista italiano; “l’Italia nuova” e “L'Indice” erano di stampo monarchico; “L’Italia libera” era il giornale ufficiale del Partito d’azione; “Risorgimento Liberale” il quotidiano politico italiano del Partito liberale, “Voce Operaia” quello del gruppo dei cattolici comunisti e inoltre “Bandiera Rossa”.

Stampare e diffondere clandestinamente era un lavoro pericoloso. A novembre, in occasione dell’anniversario della Rivoluzione di ottobre, di notte, le mura di Roma vennero ricoperte di scritte inneggianti alla rivoluzione e all’esercito rosso. Per questa azione si prodigarono pittori come Guttuso, Vedova, Turcato, Mirabella. 

La stampa ha supportato la Resistenza, ha svolto la funzione di un lume nelle tenebre, rinvigoriva la “tensione rivoluzionaria”, permetteva di smascherare le menzogne della pomposa ed insidiosa propaganda fascista di Salò. Spesso la stampa della Resistenza rifaceva il verso e confutava la stampa salotina; mentre non accadeva il contrario: si sarebbe regalata la considerazione del regime alla stampa sovversiva. La stampa clandestina chiedeva di prendere posizione, uniti, per l’espulsione dei tedeschi e soprattutto rinnegare il fascismo. Infatti, a volte, sui volantini poteva comparire solo un “via i tedeschi” o “abbasso il fascismo” e ciò era comunque sufficiente per il fine che si voleva raggiungere.
Lo stile di questa stampa riflette temi riferibili al patriottismo, a con sfumature che risalgono al Risorgimento. Riporta il “ritornello” del partito, ovvero le parole chiave della propaganda antifascista tipiche di ciascuno di essi. Ma non è corretto affermare che l’orientamento politico dei diversi partiti si rifletta in questi giornali o nei volantini, in quanto i partiti, dato il particolare periodo storico, misero da parte le loro differenze per un solo obiettivo comune: la liberazione. I fogli delle varie formazioni tentavano di raccontare i fatti senza perdersi nel dibattito delle teorie di partito, spesso travalicano anche il fatto presente e, con un balzo in avanti, già si progettavano la ricostruzione post bellica. Tanto è vero che la funzione della stampa sovversiva è stata indicata come un vero laboratorio politico “della transazione da un regime morente al postfascismo e alla democrazia, in modo e forme destinate a proiettarsi oltre quel momento” .
La stampa clandestina doveva mantenere accesa la fiamma rivoluzionaria che rischiava di spegnersi a causa del ritardo delle operazioni alleate dopo lo sbarco di Anzio, doveva dimostrare che si era ancora vivi, che non si era soli, che il CNL era presente così come lo erano i suoi uomini. Il rischio di essere sorpresi ed arrestati e la continua mancanza di fondi erano le cause del lungo silenzio che a volte impediva la preparazione e l’uscita di volantini o giornali. Il settore clandestino della stampa si sobbarcò anche il compito della falsificazione dei documenti,dei permessi e dei moduli.

 

Posizioni diversificate

Da Bandiera Rossa, organo del fronte proletario rivoluzionario (1), si chiede attenzione: <<Oggi che tutti i partiti – dai liberali ai comunisti – parlano di unità e di fronte nazionale contro i tedeschi e i fascisti, noi vogliamo subito dire chiaro e forte la nostra parola d’ordine: rivoluzione proletaria”. Lamentano che la borghesia italiana non ha saputo resistere alle pressioni fasciste e dopo essersi confusa con queste per venti anni, dopo aver esaltato le imprese e le campagne di guerra, ora, alla vigilia del crollo, vuole sganciarsi dal passato. Si intravede nel colpo di stato del 25 luglio un mezzo per salvarsi a metà strada in quanto un processo al fascismo, se fossero stati ancora uniti e alleati, avrebbe significato un processo alla monarchia e al capitalismo. E continua: <<L’uno non poteva cadere senza gli altri, così come uno non potrebbe più stare senza gli altri. Il nuovo fascismo repubblicano e sociale è assurdo, come è assurdo il sogno di un’Italia borghese e liberale. Lo sfacelo del nostro paese è davvero lo sfacelo di tutta la classe dirigente, è la prova ultima definitiva e inappellabile della sua incapacità politica e della sua indegnità morale>>.

 

Ecco alcune direttive del Fronte della Gioventù del 1944 ai giovani:

Riempire i muri con scritte patriottiche (la popolazione deve sapere cosa si prepara);

Moltiplicare i piccoli comizi (persino in tram possono lanciarsi parole d’ordine insurrezionali);

Distribuire i nostri manifestini (deve essere fatto anche di giorno, bisogna rompere l’illegalità nella quale ci hanno costretto).

 

Si riporta un paragrafo de “La nostra Lotta”, il principale organo di stampa del PCI dell'Italia settentrionale (2): “Alle Armi! Al combattimento”: <<Nelle campagne lotta a fondo contro gli ammassi fascisti ed i loro agenti, contro i podestà ed i segretari comunali zelanti servi dei fascisti; lotta a fondo contro i proprietari terrieri ed i padroni che abusano della situazione per infierire contro i lavoratori e che non sentono il dovere della solidarietà nazionale. Lotta armata contro i tedeschi e i fascisti, che rompono gli argini, allagano i campi, distruggono l’opera secolare di bonifica e di miglioria agraria. I fascisti e i nazisti vogliono affamare il popolo e, quest’anno, impedire le semine. Si devono difendere le semine con le armi alla mano. Quest’anno si semina per il popolo e per la vittoria>>.

Allo stesso modo anche gli alleati produssero una stampa clandestina della loro propaganda, per giungere alla popolazione e alle truppe italiane anche per mezzo della radio, o da volantini lanciati dalla loro aviazione. L’organo addetto alla gestione dei mezzi di comunicazione italiani (stampa, radio e cinema) era lo Psychological Warfare Branch (Divisione per la guerra psicologica). Alle dipendenze del Comando generale delle forze alleate, la sua attività comincia poco prima dello sbarco alleato in Sicilia e continua sino al 31 dicembre 1945 (termine dell'amministrazione alleata negli ultimi territori italiani), arruolando giornalisti inglesi e statunitensi, con preferenza per coloro che avevano lavorato in Italia prima della guerra o che erano di origine italiana. Tutto questo serviva ad rendere più sopportabile l’intervento alleato: se da una parte la loro azione è considerata fondamentale per la liberazione dall’occupazione tedesca e si richiede l’appoggio e l’aiuto di tutta la popolazione e dei partigiani, dall’altra questa liberazione sarebbe stata pagata a caro prezzo con la vita di civili italiani periti sotto i bombardamenti alleati. Gli alleati utilizzavano i volantini, lanciati dall'aviazione, anche per rispondere alle accuse che venivano loro rivolte per i persistenti bombardamenti a tappeto. Le risposte angloamericane era nette: l’accusa che veniva loro rivolta doveva invece dirigersi esclusivamente verso i tedeschi e i fascisti, perché unici responsabili della guerra e dello stato attuale del Paese. Molti sono i volantini lanciati dal cielo nei quali le forze alleate invitano la popolazione ad ascoltare la radio o a combattere contro i tedeschi in maniera controllata seguendo le loro direttive, bandendo azioni di guerriglia improvvisata e molto pericolosa, favorendo invece piccoli sabotaggi e soprattutto la raccolta di informazioni, per un unico fine, ovvero, la rinascita democratica dell’Italia.

Le forze alleate alimentando un clima di cooperazione contro il tedesco, forniscono nei fogli volanti anche delle istruzioni di comportamento elementare da seguire per tutta la popolazione; ad esempio invitano ad osservare con attenzione dove i tedeschi piazzano le mine, a ricordare bene il posto ed il punto preciso e di avvertire infine gli alleati per disinnescare la bomba. Ad esempio, tra gli altri, soprattutto il foglio “Italia combatte” forniva “consigli generali” alle forze di liberazione antifasciste.

 

E’ da notare anche che, a causa della natura duale e bifrontica avvertita da molti, non solo a causa del loro intervento bellico sull’Italia, alcune frange della stampa sovversiva si scagliano anche contro i “liberatori”. In “La Riscossa proletaria” (3) si legge <<Per i nostri beneamati capi il nemico è costituito unicamente dai nazisti e fascisti? Perché? Perché con un regime brutale difendono il capitalismo. E gli inglesi e gli americani, per favore, cosa difendono? E in che modo difendono i loro denari? Difendono forse il proletariato? Parliamoci chiaro. Per noi tanto sono i tedeschi che gli anglosassoni>> e ancora << Compagni, non aiutate gli inglesi nel loro criminoso progetto di asservire l’Europa. Non vi fidate delle loro parole, ma guardate i fatti. Dov’è il secondo fronte? Essi vogliono trovarsi ancora freschi per il giorno in cui i popoli europei si saranno scannati bene fra loro>>.

Valentina Cioffi

 

NOTE:


(1) n. 1 del 25 ottobre 1943;

(2) nn. 5- 6, del 20 marzo 1945; 

(3) n. 1 marzo 1944.

 
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