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Questa sezione raccoglie una serie di itinerari realizzati dagli Archivi di Stato, dalle Soprintendenze Archivistiche e da Istituti esterni all'Amministrazione archivistica.

Ciascun percorso è corredato da una scheda descrittiva con un rimando al sito dell'Istituto che lo ha realizzato. Offre anche i collegamenti alle risorse archivistiche descritte nel SAN, ai documenti digitali e a una bibliografia. Questi ulteriori strumenti hanno lo scopo non solo di ampliare l'offerta di contenuti ma anche di facilitare l'esplorazione e la conoscenza del patrimonio archivistico.

L'utente viene guidato in itinerari di ricerca tra le fonti degli Istituti archivistici. I percorsi tematici, senza la pretesa di essere esaustivi, rispondono all'esigenza di suggerire una possibile via interpretativa che permetta di orientarsi allinterno di una determinata materia.

 
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Pergamene del "Capitolo del Duomo di Trento" (1182-1808). Archivio di Stato di Trento

1210 marzo 2, Bolzano, nel Borgonuovo (testamento)

 
 

Descrizione

L'archivio del Capitolo del Duomo di Trento è uno dei fondi più rilevanti che conserva l'Archivio di Stato trentino. La documentazione consta di 1693 unità, quasi tutte pergamene, ed abbraccia il lungo periodo che va dal 1182 fino al 1808, con copie dal 1027.

La prima fonte trentina che riporta notizie sui canonici e sul clero della cattedrale di San Vigilio in Trento è il "Dittico Udalriciano", contenuto nel "Sacramentarium" tridentino composto intorno al 1040. Vi è un'ampia bibliografia che ci porta alle origini delle istituzioni ecclesiastiche trentine ed, in particolare, anche al Capitolo, considerate pure nei loro rapporti con il Principato Vescovile, con la Contea del Tirolo e con l'impero.
Il Capitolo fu l'istituzione che più di ogni altra affiancò l'azione dei principi vescovi, condizionandone e, talvolta, pure limitandone il potere. All'interno della Chiesa trentina esso sviluppò la sua crescita e, con essa, anche le sue crisi, così come tanti altri simili collegi in altri contesti, portando a compimento fin dal XIII° secolo una evoluzione che gli fece progressivamente perdere i caratteri della vita comunitaria ed anche della comunione dei beni. La stretta vicinanza al Principato Vescovile, però, finì per attribuirgli un grande significato politico. La conferma di ciò sta nell'attenzione che gli attribuì la stessa Casa d'Austria, che con l'imperatore Federico III° e con il duca Sigismondo, chiese ed ottenne da papa Sisto IV°, motivandolo con il timore di sedizioni, che questi stabilisse con propria costituzione che almeno due terzi dei canonici trentini fossero fedeli sudditi degli imperatori o dei duchi d'Austria, o per lo meno familiari degli stessi. Il che avvenne il 20 aprile 1474. L'orientamento fu poi ribadito da papa Clemente VII°. Il 16 settembre 1532 egli dispose che almeno due terzi dei canonici dovessero avere entrambi i genitori tedeschi ed essere di lingua tedesca.
Non c'è da stupirsi: Trento era considerata come la porta d'ingresso nei domini austriaci. Era importante per la Casa d'Austria tener vivo il controllo sull'orientamento politico vescovile, soprattutto nei momenti del suo massimo splendore, tra Quattro e Cinquecento, e lo fece proprio attraverso i canonici ed i loro organi, o "dignità": il decano, innanzitutto o prima dignità, che presiedeva il Capitolo, l'arcidiacono, seconda dignità, con giurisdizione ecclesiastica e funzioni di aiutante del vescovo nelle cause matrimoniali, lo scolastico, terza duignità, preposto alla scuola di canto e di grammatica.
L'ingente patrimonio del Capitolo della Cattedrale, ben distinto da quello del principe vescovo e destinato ad alimentare con le sue rendite la mensa comunitaria, dopo l'importante statuto del 1242 fu ripartito fra i tre "colonnelli" territoriali di Anaunia, Appiano e Pergine, in corrispondenza di importanti "scarie" canonicali presenti sui territori, con competenza esclusiva d'uso dei beni e dei loro proventi in favore delle rispettive prebende.
A seguito della secolarizzazione del Principato Vescovile di Trento, decretata e resa esecutiva nella primavera del 1803, tutti i beni immobiliari e patrimoniali della Mensa vescovile e del Capitolo della Cattedrale di Trento furono attribuiti al nuovo principe territoriale secolare, l’imperatore Francesco II°, venendo perciò incorporati nel demanio imperiale austriaco. Il principato ecclesiastico tridentino scomparve come ente territoriale dalla mappa politica europea del primo Ottocento, assorbito quale provincia nei domini imperiali asburgici; il Capitolo della Cattedrale, ricostituito dal governo italico e riconosciuto ufficialmente sotto il governo austriaco nel 1826, continuò invece a vivere – e lo fa ancor oggi – come ente diocesano, ma con personalità giuridica ed istituzionale del tutto diversa da quella che il secolare collegio canonicale tridentino aveva rivestito in antico regime.
 
Anche l’archivio del Capitolo fu destinato al demanio imperiale, ma soltanto una parte dei suoi documenti, pari a circa un quarto della consistenza complessiva rilevabile a fine Settecento, venne trasferita presso lo Statthalterei-Archiv di Innsbruck (già Gubernial-Archiv, sino a metà del secolo XIX°). La dislocazione avvenne in due fasi principali: una nei primi anni dell’Ottocento, tra il 1805 ed il 1810; l’altra nell’anno 1884. La parte rimanente, che è anche quella più consistente delle scritture, rimase invece a Trento, restando nel suo ambito di competenza, ed ancor oggi si trova conservata presso l’Archivio Diocesano Tridentino, come fondo intitolato al Capitolo del Duomo di Trento, ben distinta, dunque, da quella pervenuta in mano statale, anche se con essa correttamente si integra.

 A seguito del trattato di Saint Germain, che fissò le condizioni di pace tra l’Italia e l’Austria, nel 1919 la porzione archivistica capitolare ch’era stata trasferita ad Innsbruck ritornò a Trento, insieme con altri complessi archivistici trentini che furono oggetto delle restituzioni, e fu collocata in Archivio di Stato, sorto in città proprio in quel medesimo anno. Essa riguarda in massima parte la gestione patrimoniale del Capitolo, con gli atti contrattuali ed i proventi livellari e di decima. Vi prevalgono nettamente scritture notarili di locazione perpetua (a 19 e 29 anni) di terreni e di case, di masi e di decime, di attività e diritti. Sono accompagnate da atti di definizione e di tutela dei diritti patrimoniali, come le ricognizioni degli affitti e delle decime, le istanze di giudizio davanti al vescovo od ai suoi vicari in temporalibus ed anche in spiritualibus, ben integrate da altre scritture formate per consolidare ed attestare tali diritti, come compravendite, donazioni, testamenti e legati. Al di fuori delle attività notarili, i documenti di cancelleria vescovile o pochi altri di provenienza papale recano pure sigilli d’autorità. Il loro contenuto numero è integrato da quelle unità - in numero consistente, peraltro - che li riportano, invece, a titolo di corrispondenza.
La documentazione che riguarda l’attività di gestione dell’organismo rappresenta, infine, una parte veramente piccola, quasi trascurabile del fondo. Dal punto di vista del supporto materiale, poi, abbondano le pergamene in forma di carta sciolta, ossia il cosiddetto diplomatico, mentre le unità in formato di fascicolo e di volume costituiscono una frazione percentuale molto limitata del tutto.
 
Questo insieme documentale, che si è costituito nel corso del Novecento presso l’Archivio di Stato di Trento e che è frazione del più ampio complesso archivistico capitolare, ha assunto anch’esso la denominazione di “Archivio del Capitolo del Duomo di Trento”. E’ composto da 1409 numeri di inventario (la numerazione fu assegnata nel periodo tra il 1940 ed il 1961 ed è stata mantenuta anche in fase di revisione nell’anno 2006), entro i quali si trovano collocate le 1693 unità documentarie. In esso le scritture capitolari rappresentano circa il 70% del totale. La rimanente porzione del fondo è costituita, invece, da documenti provenienti da archivi di diversi altri soggetti, alcuni dei quali sono stati adeguatamente identificati. Tra di essi si segnalano acta e corrispondenza di vari principi vescovi di Trento e delle loro cancellerie tra i secoli XV-XVI, atti di gestione patrimoniale di ordini e corporazioni religiose soppressi negli stessi anni in cui toccò anche al Capitolo, come il monastero degli Agostiniani di San Michele all’Adige, quelli degli Eremitani di San Marco di Trento, dei Celestini alle Sarche, delle Clarisse di San Michele a Trento, di confraternite diverse ed anche di famiglie signorili, come i Castel Campo, i Castelbarco di Gresta, i Khuen Belasi.
La progressiva formazione di questo fondo nella sua configurazione miscellanea odierna va collocata in due principali contesti storici e nelle iniziative archivistiche che li hanno caratterizzati:
il lavoro di inventariazione delle pergamene, innanzitutto, voluto e condotto nella sede di Innsbruck nel primo Novecento, durante il quale cominciarono a mettersi casualmente insieme frammenti archivistici diversi, e le operazioni di recupero e di restituzione portate a compimento dalle autorità italiane nel 1919 e negli anni seguenti, che – come s’è osservato – hanno coinvolto anche l’archivio del Capitolo del Duomo. Anche dopo quell’anno, presso l’Archivio di Stato di Trento, “corpi “ archivistici eterogenei continuarono a sommarsi, per lo più impropriamente, fino a tutta la metà del Novecento, determinando infine un fondo miscellaneo costituito da frammenti (uno principale ed altri secondari), la cui separazione materiale per riportare ogni elemento alle sue origini, valutate tutte le implicazioni possibili, non darebbe grandi vantaggi alla fruizione. Per questo non la si è attuata in questa ultima fase di lavoro.

 Il progetto di schedatura, riproduzione digitale e pubblicazione in rete.
Nell’anno 2006, nell’ambito del programma di lavoro volto a dare concreta realizzazione al sistema informativo per gli Archivi di Stato, ha preso avvio il progetto trentino di schedatura e di riproduzione in digitale delle pergamene del fondo capitolare. Si definì un accordo con la Provincia Autonoma di Trento, per cui, mentre l’Archivio di Stato procedeva alla realizzazione per fasi dello specifico suo progetto, con la schedatura informatica e con la ripresa in digitale di tutti i documenti del proprio archivio capitolare, la Soprintendenza provinciale per i beni librari e archivistici avrebbe avviato a sua volta un programma di lavoro per la descrizione informatica dei sigilli presenti nel fondo ed anche per la schedatura e la ripresa in digitale dei documenti capitolari presenti nell’Archivio Diocesano.
Il complesso programma di lavoro, nel quale si realizza una sinergia esemplare tra organi dello Stato ed organi della Provincia Autonoma, non è a tutt’oggi completato. Soltanto l’intervento statale è giunto al suo termine. In un arco di tempo limitato, in rete confluiranno pure le schede descrittive dei sigilli e, successivamente, tutto l’apparato descrittivo e di ripresa digitale della porzione archivistica che si trova conservata in Archivio Diocesano di Trento. Sarà riportato in unità quello che problematici eventi storici hanno diviso e ciò sarà di grande frutto per la comunità scientifica ed anche per quella civile.


L'Inventario elettronico del Capitolo del Duomo di Trento è consultabile al seguente link:

http://www.archivi-sias.it/consulta_dettagli_albero.asp?IST_ID_Elemento=890500000&DettagliRootNode=890500246


Marco Stenico, Fondo del Capitolo del Duomo di Trento (1182-1808). Introduzione all’Inventario analitico, Archivio di Stato di Trento, 2010, p. 62 

http://www.archivi.beniculturali.it/ASTN/pdf/INTRO_SCHEDE_CAPITOLO_DUOMO_TRENTO.pdf


Archivio di Stato di Trento,  in MIBAC, UCBA, Guida Generale degli Archivi di Stato Italiani, vol.IV, Roma, 1986, pp.665-726   http://www.maas.ccr.it/PDF/Trento.pdf