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Percorsi tematici

Questa sezione raccoglie una serie di itinerari realizzati dagli Archivi di Stato, dalle Soprintendenze Archivistiche e da Istituti esterni all'Amministrazione archivistica.

Ciascun percorso è corredato da una scheda descrittiva con un rimando al sito dell'Istituto che lo ha realizzato. Offre anche i collegamenti alle risorse archivistiche descritte nel SAN, ai documenti digitali e a una bibliografia. Questi ulteriori strumenti hanno lo scopo non solo di ampliare l'offerta di contenuti ma anche di facilitare l'esplorazione e la conoscenza del patrimonio archivistico.

L'utente viene guidato in itinerari di ricerca tra le fonti degli Istituti archivistici. I percorsi tematici, senza la pretesa di essere esaustivi, rispondono all'esigenza di suggerire una possibile via interpretativa che permetta di orientarsi allinterno di una determinata materia.

 
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Spazi della follia. I complessi manicomiali in Italia tra Otto e Novecento

 
 

Descrizione

Il percorso presenta documentazione di carattere storico-architettonico (fotografie, carte topografiche, mappe, disegni architettonici, immagini d’epoca) di diversa provenienza (Archivi di Stato, archivi provinciali, archivi ASL, archivi di enti o di singoli professionisti, biblioteche storiche o specializzate) relativa all’origine e alle trasformazioni edilizie degli ex complessi manicomiali fino alla loro dismissione.
In particolare si fa riferimento all’Ospedale neuropsichiatrico provinciale di Macerata (36 oggetti digitali per gli anni dal 1871 al 1998), all’Ospedale neuropsichiatrico provinciale Santa Margherita di Perugia (28 oggetti digitali per gli anni dal 1836 al 2012) e all’Ospedale psichiatrico di Siracusa (20 oggetti digitali per gli anni dal 1920-2012).

Ospedale neuropsichiatrico provinciale di Macerata, Macerata 1871-1998
Dopo l’istituzione dei primi ospizi per i malati di mente (Ospizio per i pazzi, 1770-99; Ospedale dei pazzi, 1811-22; Stabilimento de’ mentecatti alla Cocolla, 1822-71) si decide di erigere ex novo un manicomio fuori le mura, su un progetto redatto tra 1852 e 1859 da Camillo Prosperi. All’inizio dei lavori, però, la Deputazione provinciale acquisisce allo scopo un’area ritenuta più consona alle direttive della nuova medicina psichiatrica, coincidente con quella del convento dei Frati Minori Osservanti di S. Croce, situata a circa un chilometro a sud-ovest della città, a quota di 320 metri s.l.m. Il nuovo progetto di Prosperi (1861), cui segue l’opera esecutiva di Domenico Mariotti e Virginio Tombolini, con la consulenza e supervisione degli alienisti Filippo Cardona e Giuseppe Girolami, è costruito adeguando quello già approvato alla nuova situazione edilizia, che prevede il recupero di alcuni fabbricati del convento, in gran parte demolito, e la costruzione di nuovi edifici. Inaugurato nel 1871, nell’arco di un secolo e in fasi successive il complesso manicomiale è ingrandito, attivando una colonia agricola, e man mano adeguato sia all’aumento del numero dei malati mentali, con la costruzione di nuovi padiglioni o l’acquisizione di una sede distaccata (Villa Lauri), sia al rinnovo delle terapie psichiatriche, da cui deriva un continuo adattamento dei padiglioni esistenti. Dopo l’emanazione della L. 180/1978 l’ospedale psichiatrico diviene proprietà dell’Azienda Sanitaria Locale, per essere trasformato in Cras-Centro riabilitativo assistenziale e sanitario, che ospita i malati fino al 1998, mentre gran parte del comparto a ovest è ceduto all’Università di Macerata per essere destinato a campus residenziale.
Descrizione
Disposto lungo l’asse nord-est/sud-ovest su una zona collinare in medio e lieve declivio, il complesso manicomiale è immerso in un folto bosco di querce secolari e prati dalla superficie complessiva di 80.457 mq (di cui 11.500 edificati). L’ingresso al manicomio è composto di due piccoli edifici uniti da una cancellata, e sormontati dalle statue dei fiumi Chienti e Potenza, caratterizzanti il territorio. Un breve viale tra giardini e passeggi conduce al fabbricato principale, che si articola in un blocco centrale, asservito a una corte allungata con terminazione semicircolare, e due corpi di fabbrica laterali su due e tre piani, uno dei quali si innesta sul fianco della chiesa con un portico per il passeggio. La tripartizione del fronte centrale è risolta in forme puriste di tradizione neoclassica, caratterizzata da sei paraste di ordine gigante, ionico, e in due ali laterali riquadrate da cantonali. Il corpo centrale è riservato ai servizi generali, che separano la divisione per le donne da quella per gli uomini. A questo edificio sono aggiunti una serie di padiglioni indipendenti, liberamente distribuiti nella vasta area circondata da un muro di cinta, figurativamente rispondenti a diverse invenzioni linguistiche, dallo “stile svizzero” (casino Chiarugi) al moresco ornato di smalti, terre cotte, banderuole, mezze lune e torricelle (casino Pinel, poi Morselli), probabilmente progettato di Mariotti, assecondando una formula ibrida fra manicomio e casino di villeggiatura. Architettonicamente più modesti sono gli altri padiglioni, tranne la prima versione di quello industriale per i tranquilli (1895-98, poi Lombroso), disegnata da Antonio Bianchi.
Risorse bibliografiche:
- Icnografie principali del Nuovo manicomio costruito dalla Provincia di Macerata in Sa. Croce, s.n., [Macerata] 1871
- G. TONINO, Ricordi del manicomio di Macerata pel Dott. Giovanni Tonino, in Giornale internazionale delle scienze mediche, N. S., II, Enrico Detken Editore, Napoli 1881
- E. MORSELLI, L’assistenza pubblica. Il manicomio provinciale di S. Croce, in L. BORIONI, La provincia di Macerata. Cenni storici, amministrativi, statistici, Stab. Tip. F.lli Mancini, Macerata 1906, pp. 195-217
- A. TAMBURINI, G. C. FERRARI, G. ANTONINI, L’assistenza degli alienati in Italia e nelle varie nazioni, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Milano-Napoli-Palermo-Roma 1918, pp. 157-161
- R. FABBRICHESI, Stabilimenti sanitari. II. Manicomi, in Manuale dell’Architetto per cura dell’architetto ing. Daniele Donghi, vol. II, La composizione architettonica. Parte prima. Distribuzione. Sezione terza, UTET, Torino 1927, pp. 667-746 (pp. 700-702)
- L. BALIETTI, L’ospedale neuro-psichiatrico, in Storia di Macerata, a cura di A. Adversi, D. Cecchi, L. Paci, vol. V, Biemmegraf, Macerata 1977, pp. 419-423
- R. RUFFINI, Note sull’assistenza psichiatrica a Macerata nella prima metà dell’800, in “Studi Maceratesi”, XXII, Macerata 1989, pp. 593-632
- G. CARACINI, Il padiglione Morselli del manicomio provinciale di Macerata, in L’orientalismo nell’architettura italiana tra Ottocento e Novecento, a cura di M. A. Giusti, E. Godoli, maschietto & musolino, Firenze 1999, pp. 135-146
- R. RUFFINI, Provvedimenti per i malati di mente nel Maceratese tra seconda occupazione napoleonica e Restaurazione, in “Studi Maceratesi”, XXXVIII, Macerata 2004, pp. 235-295
- M. L. NERI, Manicomio provinciale di Santa Croce a Macerata, in I complessi manicomiali in Italia tra Otto e Novecento, a cura di C. Ajroldi, M.A. Crippa, G. Doti, L. Guardamagna, C. Lenza, - - M.L. Neri, Electa, Milano 2013, pp. 243-246
 
Ospedale neuropsichiatrico provinciale Santa Margherita di Perugia, Perugia 1824 – 1980
L'istituzione del manicomio di Santa Margherita fu proposta e voluta dal cardinale Rivarola, il quale, nel corso di una sua ispezione all'Ospedale di Santa Maria della Misericordia di Perugia, effettuata nel 1805 in qualità di delegato apostolico, constatò le misere condizioni in cui si trovavano i malati ricoverati all'interno di un edificio, di proprietà dell'Ospedale suddetto. Nel 1815 le proposte del Rivarola vennero e accolte da papa Pio VII, che, con rescritto del 20 marzo di quell'anno, stabilì di sopprimere il Convento benedettino di Santa Margherita e di accorparne i beni a quelli dell'Ospedale di Santa Maria della Misericordia. Nella sede del soppresso convento, opportunamente riadattata, dovevano essere trasferiti i malati di mente.
L'apertura del nuovo ospedale, a cui fu dato lo stesso nome del soppresso Convento di Santa Margherita, avvenne nel settembre del 1824. I primi regolamenti provvisori furono redatti il 25 febbraio 1825. Già pochi anni dopo si sentì l'esigenza di adeguare quei primi regolamenti alle effettive necessità dell'Ospedale; si cominciò, pertanto, a elaborarne dei nuovi, che furono completati, uno intorno al 1830 e un altro nel 1839. Nel successivo regolamento approvato nel 1850 veniva riconfermata l'unica amministrazione dei due ospedali di Santa Maria e di Santa Margherita.
Nel 1862, a seguito della legge sul concentramento delle opere pie, il Manicomio di Santa Margherita e l'Ospedale di Santa Maria della Misericordia passarono sotto l'amministrazione della Congregazione di carità di Perugia, la quale redasse un nuovo statuto, approvato dalla Deputazione provinciale nel 1873. Con delibera della Congregazione di carità del 22 dicembre 1874, la gestione finanziaria del Manicomio fu distinta da quella dell'Ospedale.
Nel 1875 furono istituiti reparti per dementi tranquilli annessi ai ricoveri di mendicità di Foligno e Rieti, per gli uomini, e Spoleto, per le donne, dove potevano essere ricoverate complessivamente circa trecento unità.
Nel 1901 il manicomio venne venduto dalla Congregazione di carità alla Provincia di Perugia, che ne acquisì la gestione; assunse così la denominazione di Ospedale psichiatrico provinciale. Il nuovo statuto organico fu approvato con delibera del Consiglio provinciale del 15 dicembre 1901.
Intorno al 1909 vennero costruiti nuovi padiglioni, destinati a sedi delle sezioni distaccate di Foligno e di Rieti, per cronici uomini, di Spoleto, per le donne, attigui ai rispettivi ricoveri di mendicità. Contestualmente venne aperta una sezione distaccata a Città di Castello, annessa al pellagrosario; l'istituto era denominato "Pellagrosario umbro" e "Sezione dementi di Città di Castello".
Anche la struttura manicomiale perugina, nel corso degli anni, venne ampliata, fino ad arrivare al 1924, anno in cui fu costruito l'ultimo padiglione, denominato Agostini, dal nome del direttore dell'epoca.
Nel 1923, con il distacco del Circondario di Rieti dall'Umbria, la sezione di Rieti cessò di far parte del manicomio di Perugia. La sezione di Città di Castello, invece, cessò di operare nel 1976.
La gestione diretta da parte della Provincia di Perugia dei servizi psichiatrici e dell'Ospedale psichiatrico cessò, a seguito della riforma sanitaria del 1978, il 1° giugno 1980, data dalla quale le relative funzioni furono trasferite all'Unità sanitaria locale.
Risorse bibliografiche:
- Manicomio di S. Margherita in Perugia - Notizie circa la fondazione, Perugia 1899
- Amministrazione provinciale dell'Umbria, Sull'acquisto del Manicomio di S. Margherita in Perugia, Perugia 1900
- C. AGOSTINI, Manicomio di Perugia. Cenni statistici 1905-1909, 1909
- Amministrazione provinciale dell'Umbria, Il centenario del Manicomio di Perugia per il prof. Cesare Agostini, Perugia 1924
- G. AGOSTINI, Realizzazione e nuove esigenze dell'Ospedale neuropsichiatrico di Perugia, Perugia 1953
- G. Guaitini, C. Nocentini, C. Pasquini, A. Rotondi, Per una storia della istituzione manicomiale a Perugia. Atti del Congresso nazionale organizzato dagli Istituti ospedalieri neuropsichiatrici "S. Lazzaro", di Reggio Emilia, 11-12 aprile 1980, in "Rivista sperimentale di freniatria e medicina legale delle alienazioni mentali", Reggio Emilia 1980, v. CIV, suppl. al fasc. IV, pp. 11553-11563
- Soprintendenza archivistica per l'Umbria, Le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza dell'Umbria. Profili storici e censimento degli archivi, a cura di M. Squadroni, (Ministero per i Beni culturali e ambientali - Pubblicazioni degli Archivi di Stato - Strumenti CVIII), Roma 1990, pp. 312-313
- S. MARONI, Il Manicomio di S. Margherita di Perugia dalle origini al 1900. Vicende storico-istituzionali ed amministrative, in Provincia di Roma - Assessorato alla pubblica istruzione e cultura, L'Ospedale dei pazzi di Roma dai papi al '900. Lineamenti di assistenza e cura a poveri e dementi, Bari 1994, pp. 395-400
- Provincia di Perugia - Assessorato alle attività culturali e sociali - Centro regionale umbro per la ricerca e la documentazione storico-psichiatrica e sulla marginalità sociale, I luoghi della follia. Dalla "cittadella dei pazzi" al territorio. Percorsi della psichiatria in Umbria dal '700 ad oggi, Perugia 1995
 

Ospedale psichiatrico di Siracusa, Siracusa 1934 – 1998
Nel 1930 l'Amministrazione provinciale di Siracusa concede il proprio nulla-osta per la costruzione dell'Ospedale psichiatrico con la direzione dei lavori dell'ing. Attilio Mazzola, in Contrada Teraceti, "un'amena zona di villeggiatura pianeggiante ed elevata 40 metri rispetto alla città", dalla cui periferia dista tre chilometri circa. Il terreno di pertinenza dell'Ospedale abbraccia un'area di mq. 100.000, mentre lo spazio riservato ai fabbricati è di soli mq. 18.000. Nel maggio 1934 l'edificio viene ultimato ed il 28 ottobre dello stesso anno inaugurato.

Nei primi mesi del 1943 l'ospedale è interamente requisito dal comando alleato e i ricoverati, più di quattrocento, con il personale amministrativo, sanitario ed infermieristico, trovano ospitalità nell'ex Caserma "Cassonello" di Noto.
Nel marzo 1945, con il ritorno a Contrada Teracati, riprende il duro e difficile lavoro della ricostruzione dei servizi ospedalieri che, all'inizio degli anni Cinquanta, si sviluppano ulteriormente con l'aumento del numero dei ricoverati, che arriva in breve tempo a superare le ottocento unità.
Tra il 1970 e l'inizio degli anni Ottanta del secolo scorso un alto numero di ricoverati "volontariamente o per motivi che non saranno mai accertati" perde la vita.
Risorse bibliografiche:
- C. G. ARRIBAS - L. CAFEO, Storia del Manicomio Provinciale di Siracusa, in "L'Illustrazione siracusana", 2000, 0, pp. 62-83.
- F. CAMPOSANTO, Relazione tecnico economica inerente il Manicomio provinciale di Siracusa, Siracusa 1934.
- S. CULTRERA, I Cappuccini a Siracusa, Siracusa 1949.
- D. D’AMICO, L'Ospedale Psichiatrico Provinciale di Siracusa nel primo decennio del suo finanziamento (1935-1945), in "Rassegna Storica Psichiatria", 36 (1947).
- M. FIORANI, Bibliografia di storia della psichiatria italiana 1991-2010, Firenze.
- MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI, DIREZIONE GENERALE DEGLI ARCHIVI, Primo rapporto sugli archivi degli ex Ospedali psichiatrici, a cura del GRUPPO DI COORDINAMENTO DEL PROGETTO NAZIONALE "CARTE DA LEGARE", Editrice Gaia, 2010.
- OSPEDALE PSICHIATRICO PROVINCIALE SIRACUSA, Doveri degli infermieri, Siracusa 1934.
- G. PAMPANINI, I manicomi in Sicilia, 1824- 1940, in "Archivio, Psicologia, Neurologia, Psichiatria", 1989, 2 pp. 327-332.
- P. F. PELOSO, La guerra dentro: la psichiatria italiana tra fascismo e Resistenza (1922-1945), Verona 2008.
- R. RUSSO DRAGO, Come nacque l’Ospedale Psichiatrico di Siracusa, in "Archivio Storico Siracusano", XVI (2002), pp. 136-159.
- R. RUSSO DRAGO, Tutti quanu semu putemo jiri a S. Giovanni. Note per una storia delle istituzioni psichiatriche della Sicilia dalla Real Casa dei Matti (1824) all’Ospedale psichiatrico di Siracusa (1934), in "Archivio Trentino", 2003, 2, pp. 37-74.
- P. SARCINELLI, La guerra dentro i manicomi: Psichiatria e cartelle ciniche (1940-1952), in "Storia e futuro", 2005, 8, pp. 1-18.
- N. SFORZA, Prime mostre, Roma 1935.