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09 maggio 2015

Il "documento del giorno"

9 maggio 1978: Aldo Moro, presidente della Democrazia cristiana, è ucciso dalle Brigate rosse; il corpo viene ritrovato a Roma in via Caetani
Aldo Moro, nato a Maglie (LE) il 23 settembre 1916.
Si laureò giovanissimo in Giurisprudenza presso l'Università di Bari dove, a soli 24 anni, ottenne prima l'incarico di docente di Filosofia del diritto e, l'anno dopo, quello di docente di Diritto penale. Divenne professore ordinario di Diritto penale nel 1951 e dal 1963 fu titolare della cattedra di Istituzioni di diritto e Procedura penale presso la facoltà di Scienze politiche dell'Università degli studi di Roma "La Sapienza". Nel 1939 fu presidente della Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci) e, nel 1945, presidente del Movimento dei laureati dell'Azione cattolica e direttore della rivista «Studium». Nel 1946, fu eletto all'Assemblea costituente. Fece parte della "Commissione dei 75", incaricata di redigere il testo costituzionale, e fu relatore per la parte riguardante I diritti dell'uomo e del cittadino. Fu anche vicepresidente del gruppo della Democrazia cristiana all'Assemblea. Vicepresidente della Democrazia cristiana, fu eletto deputato nel 1948 e nominato sottosegretario agli Esteri nel quinto gabinetto De Gasperi. Nel 1955 fu ministro di Grazia e Giustizia; nel 1957 e nel 1958, ministro della Pubblica istruzione. Aldo Moro fu segretario nazionale della Dc dal 1959. Nel dicembre 1963 costituì il suo primo governo rimanendo in carica fino al giugno 1968, alla guida di tre successivi governi. Dopo essere stato ministro per gli Affari esteri dal 1970 al 1974, tornò alla Presidenza del Consiglio alla fine dello stesso anno presiedendo altri due governi. Nell'ottobre del 1976 fu eletto presidente della Dc. In tale ruolo svolse una fondamentale attività per favorire un governo che includesse anche il Partito comunista italiano sia pure - in quella fase - senza ministri.
Il 16 marzo 1978, poco dopo le 9, in via Mario Fani - nel quartiere romano di Monte Mario -, un commando delle Brigate rosse bloccò l'auto sulla quale viaggiavano il presidente della Democrazia cristiana, Aldo Moro, e due militari addetti alla sua tutela, e un'altra auto con a bordo tre agenti della Polizia, anch'essi addetti alla tutela del parlamentare. In meno di due minuti furono esplosi oltre novanta colpi di armi automatiche. Più di quaranta andarono a segno, uccidendo i cinque uomini della scorta: Raffele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Aldo Moro fu trascinato fuori della propria auto e caricato su un'altra vettura. I brigatisti riuscirono a dileguarsi nel traffico. Alle 10.15, telefonate ad organi di stampa di Roma, Milano, Torino e Genova rivendicarono: «Questa mattina abbiamo rapito il presidente della Democrazia cristiana ed eliminato la sua scorta, le "teste di cuoio" di Cossiga», allora ministro dell'Interno.
La strage e il sequestro furono compiuti emblematicamente nel giorno in cui il Parlamento era chiamato a dibattere e votare la fiducia a un Governo di solidarietà nazionale appoggiato, per la prima volta dal 1947, dal Partito comunista italiano, per la costituzione del quale il presidente della Dc si era fortemente impegnato. Nel Comunicato n.2 le Br sottolinearono che, così facendo, il Pci e i sindacati «collaborazionisti» assumevano «il compito di funzionare da apparato poliziesco antioperaio, da delatori, da spie del regime. La cattura di Aldo Moro, al quale tutto lo schieramento borghese riconosce il maggior merito del raggiungimento di questo obiettivo, non ha fatto altro che mettere in macroscopica evidenza questa realtà».
Il corso del sequestro fu scandito dalla diffusione di comunicati delle Br talora accompagnati da drammatiche lettere e appelli del presidente della Dc, talaltra dalla richiesta delle Br di scarcerare «militanti detenuti» quale prezzo della liberazione del sequestrato, talaltra ancora della commissione di altri omicidi, come quelli degli appartenenti al Corpo degli agenti di custodia, maresciallo Francesco Di Cataldo e agente Lorenzo Cutugno.
Con il Comunicato n.9 le Br, dopo aver "registrato" «il chiaro rifiuto della Dc, del governo e dei complici che lo sostengono» allo «scambio di prigionieri politici», annunciarono: «Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato». Alle 14 del 9 maggio, a 55 giorni dal sequestro, il corpo di Aldo Moro venne fatto rinvenire all'interno di una Renault 4 rossa, in via Michelangelo Caetani, a breve distanza dalle sedi della Dc e del Pci. Sulla strage, il sequestro e l’o micidio si aprirono più processi. Al loro esito vennero individuati e condannati esponenti delle Br che, in vario modo, avevano partecipato alla organizzazione e al compimento dei gravissimi delitti. Di tali delitti si occuperanno a lungo anche le Commissioni parlamentari di inchiesta per approfondire ogni tipo di condotta o di situazione tenuta o verificatasi con riferimento alla terribile vicenda.
L'11 aprile 2011 gli viene concessa l'onorificenza di "vittima del terrorismo" con la seguente motivazione: «martire della civiltà e delle proprie idee alle quali fu fedele fino alla morte avvenuta nell'immane tragedia il 9 maggio 1978, quando venne assassinato da un commando delle Brigate rosse, dopo un lungo periodo di prigionia, lasciando una dolorosa lacerazione nel tessuto democratico del Paese».
 
  

Fonte

istituto centrale per gli archivi - icar

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