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05 maggio 2015

Materiali resilienti. Una lunga storia di ordinarie eccezioni

Donne al lavoro tra storiografia e narrazioni. Lavorare stanca, ma emancipa. Ovvero: lavoro e lotte in tempo di guerra, in tempo di pace. Impegno politico e consapevolezza femminile tra Resistenza e un lungo dopoguerra.

Venerdì 17 aprile si è tenuto presso l’Archivio di Stato di Bologna il sesto incontro del ciclo ideato dall’Archivio stesso e dall’associazione “Il Chiostro dei Celestini. Amici dell’Archivio di Stato di Bologna”, con il sostegno dell’associazione culturale Didasco, dell’ANAI (Associazione nazionale archivistica italiana) – Sezione Emilia-Romagna e della Fondazione Argentina Altobelli, e con il patrocinio del Comune e della Provincia di Bologna.
Ne hanno discusso:
Paola Zappaterra, studiosa di storia orale con riferimento alla soggettività femminile, Associazione Orlando - Biblioteca Nazionale delle Donne
Eloisa Betti, responsabile dell’Archivio storico dell’Unione Donne Italiane
Michela Ponzani, storica e consulente dell’Archivio del Senato della Repubblica
Anna Naldi, già dirigente sindacale
Carmela Binchi, Archivio di Stato di Bologna
Letture di testi dell’attrice e regista Marinella Manicardi
Le guerre sono da sempre una cartina di tornasole rispetto al valore simbolico che una Società sceglie di dare alle donne e al loro ruolo e contributo. Segnano passaggi importanti di consapevolezza, favorendo forti immissioni di manodopera femminile nel mercato del lavoro.  Quando la guerra termina, si misurano distruzioni, miserie, lutti, ma anche cambiamenti o permanenze sotto ogni profilo, compreso quello del senso comune sociale.
La seconda guerra mondiale segue nel nostro paese un doppio binario, di conflitto internazionale e di lotta di liberazione da avversari interni ed esterni, caratterizzata dal coinvolgimento di consistenti segmenti giovanili e femminili di popolo, in un processo complesso e non certo indolore che  porterà alla nascita della forma statuale repubblicana e della nostra Carta Costituzionale.  
Le masse femminili tutte pagheranno, come sempre nei momenti più acuti delle fasi storiche di crisi economica e crisi di civiltà, prezzi altissimi e multipli, ma in qualche modo, raccogliendo il testimone di una propensione al tempo stesso rivendicativa, pacifista, aggregativa, che abbiamo fin qui visto venire da molto lontano, usciranno cambiate e pronte a condurre un cambiamento  nella percezione di sé e nella società italiana tutta.
In questa puntata, dal titolo “Lavorare stanca, ma emancipa. Ovvero: lavoro e lotte in tempo di guerra, in tempo di pace. Impegno politico e consapevolezza femminile tra Resistenza e un lungo dopoguerra”, tenteremo di celebrare la Resistenza collegandola non solo all’immaginario della lotta  partigiana propriamente detta, ma anche alla lotta sul lavoro, per il lavoro, il pane, la pace, la sopravvivenza. Una sopravvivenza anche familiare che con la guerra cambia di segno rispetto alla provinciale retorica fascista ed è gestita in modo critico, consapevole, combattivo da parte di queste donne che non si sentono mai eroine ma, riteniamo, pienamente iscritte nell’eccezionalità di una ordinarietà divenuta tanto tragica e difficile da praticare. 
Un’onda lunga di spazi liberati e di nuova visibilità pubblica, politica, sindacale, persino istituzionale si aprirà per queste ragazze uscite dalla Resistenza e non certo desiderose di lasciare tutto come prima: spesso, acerbamente, pronte a mettere in discussione anche assetti ed equilibri personali tramite scelte diverse, che cercheremo di illustrare.
 

Fonte

istituto centrale per gli archivi - icar

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