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05 maggio 2015

Archivi delle donne: prospettive, problemi, sfide

Il 23 aprile 2015 la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (BSMC) ha promosso, presso la sua sede di palazzo Mattei di Giove, una tavola rotonda sul tema degli archivi delle donne, prendendo come spunto di discussione il volume Archivi delle donne in Piemonte. Guida alle fonti, a cura Paola Novaria e Caterina Ronco (Torino, Centro studi piemontesi / Ca dëstudi piemontèis, 2014), nato dalla collaborazione tra l’Archivio delle Donne in Piemonte e la Regione Piemonte; Regione che lo ha inserito, come quarta pubblicazione, nella sua collana “Archivi e Biblioteche in Piemonte” (Direzione cultura, turismo e sport, Settore biblioteche, archivi e istituti culturali).
Sono intervenute all’iniziativa, curata per la BSMC da Gisella Bochicchio e da Rosanna De Longis, Gabriella Nisticò (presidente di Archivia - Roma), Paola Novaria (responsabile dell’Archivio storico dell’Università di Torino), Elena Petricola (storica, co-delegata dell’Archivio delle donne in Piemonte), Silvia Trani (archivista libero professionista) e Manola Ida Venzo (funzionaria dell’Archivio di Stato di Roma).
Come accennato, punto di partenza della discussione è stato il volume Archivi delle donne in Piemonte. Guida alle fonti, lavoro che presenta una dettagliata fotografia, aggiornata al dicembre 2013, del patrimonio archivistico e documentario relativo alla storia delle donne nel territorio piemontese in età contemporanea.
La parte descrittiva è introdotta da interventi di carattere “istituzionale” (Presentazione, Eugenio Pintore, dirigente Settore biblioteche, archivi e istituti culturali della Regione Piemonte; Gli archivi delle donne: una ricchezza di genere, Dimitri Brunetti, Settore biblioteche, archivi e istituti culturali della Regione Piemonte; Prefazione, Daniela Caffaratto, Soprintendenza archivistica per il Piemonte e la Valle d’Aosta; Prefazione, Elena Petricola, delegata dell’Archivio delle donne in Piemonte); è corredata da saggi e note che spiegano la metodologia scelta per la rilevazione, forniscono una prima lettura e interpretazione dei dati acquisiti, avanzano ipotesi su possibili direzioni di ricerca e di lavoro per il futuro e presentano i criteri di descrizione adottati (Archivi delle donne in Piemonte. Un incrocio di mappe e sguardi, Archivio delle donne in Piemonte; Archivi, fondi e carte delle donne in Piemonte. Avvertenze per la consultazione); ed, ancora, è completata da due indici riguardanti i nomi di persona e le denominazioni degli enti, associazioni, gruppi e movimenti citati.
Il censimento tematico è, però, solo una delle tante “anime” del libro che possono essere lette e utilizzate insieme o anche in maniera autonoma.
Sono, infatti, presenti due saggi che contribuiscono a collocare la parte descrittiva all’interno di un orizzonte teorico e metodologico di carattere più generale (Linda Giuva (Considerazioni archivistiche a margine di un censimento di fonti; Paola Di Cori, Non solo polvere. Soggettività e archivi).
Infine, particolarmente ricca e utile la Bibliografia, articolata in “Archivi, fondi e inventari” (letteratura di natura archivistica attinente alla rilevazione presentata), “Memorialistica” (individuale e collettiva, relativa a donne, gruppi e associazioni menzionati nelle schede descrittive) e “Studi e ricerche” (letteratura sulla storia e sulla memoria delle donne in Piemonte).
Come già sottolineato, il volume è stato solo il “pretesto” per interrogarsi sul futuro degli archivi delle donne e, più in generale, degli archivi “di genere”. Il confronto tra professionalità ed esperienze diverse ha dato vita ad un incontro particolarmente stimolante e ricco di sollecitazioni, grazie anche agli interventi di Linda Giuva e di Paola Di Cori. Tra le questioni emerse ricordiamo:
-    il rapporto, nel caso delle fonti delle donne, tra memoria, identità e archivi;
-    l’attualità della costruzione di una forte “soggettività” femminile;
-    il significato di “neutralità” quando si parla di archivi (se è giusto affermare la non “neutralità” nei processi di produzione, trasmissione, conservazione e fruizione degli archivi - in quanto influenzati dai contesti istituzionali, politici, sociali e culturali - si deve invece riaffermare, con convinzione, il principio della “neutralità” nelle attività di valutazione e selezione delle carte da conservare permanentemente, ovvero il c.d. approccio “archivistico”?);
-    l’importanza degli archivi delle donne e sulle donne anche per la storia con la “S” maiuscola e non soltanto per la storia di genere (non più memoria “secondaria” ma paritetica alle altre memorie istituzionali e personali);
-    l’opportunità di una maggiore attenzione per le fonti delle “altre donne” e per le loro attività/vite “ordinarie” e il “rischio” di un’auto-rappresentazione del mondo femminile solo positiva e senza ombre (ad esempio, non solo carte di personalità femminili “significative” della politica, dell’arte e della cultura; ed ancora, ricerca e reperimento della memoria documentaria delle donne e sulle donne che hanno aderito al Regime fascista e alla Repubblica sociale italiana);
-    l’esigenza - partendo dalla necessità di far emergere la memoria femminile (“invisibile” e spesso “incapsulata” in altri archivi) e  considerando l’introduzione, nel lavoro archivistico, delle tecnologie - di ripensare la descrizione e la rappresentazione archivistica (non più solo l’esclusiva attenzione alla storia del soggetto produttore e alla struttura dell’archivio ma anche al contenuto dell’archivio; uso, nella descrizione, di un “nuovo” linguaggio, non più solo specialistico e che possa “trasformare” gli strumenti di ricerca archivistici in “testi di lettura”; elaborazione di tesauri e vocabolari controllati specifici);
-    la criticità del pluralismo conservativo, tipico nell’ambito delle fonti delle donne e sulle donne, e le linee di azione per una sua adeguata sostenibilità;
-    la creazione di una rete, effettiva e funzionante, tra tutti i soggetti che custodiscono gli archivi femminili.
La giornata è stata anche un’occasione per ricordare Caterina Ronco, protagonista di spicco nella storia dei collettivi femministi e nell’azione di recupero e trasmissione della memoria femminile del territorio piemontese, tra le fondatrici dell’Archivio delle donne in Piemonte, deceduta prima di veder compiuto il progetto di censimento degli archivi femminili confluito nel libro presentato e di cui era stata una convinta e attiva sostenitrice. 

 

Fonte

istituto centrale per gli archivi - icar

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