NOTIZIE IN EVIDENZA

 

VEDI ANCHE...

 

25 febbraio 2015

L'ombra del potere.

I Gabinetti e gli Uffici legislativi dei Ministeri, a cura di Guido Melis e Alessandro Natalini. Regia di Alina Harja.
 
“L’ombra del Potere” è il titolo del mini-documentario in cui per la prima volta è possibile vedere in faccia i capi dei gabinetti e sentire dalla loro viva voce in cosa consiste il loro lavoro.
Si chiamano “gabinettisti” i capi e i membri dei gabinetti ministeriali. Cioè di quelle strutture amministrative e politiche che si creano ogni volta che viene formato un nuovo governo e si sciolgono al momento delle sue dimissioni. E che hanno il compito di assistere il ministro sia nei rapporti con l’amministrazione sottostante, sia nelle relazioni con il parlamento e in genere col mondo esterno. Manca un archivio, manca una storia dei gabinetti. Sino ad oggi si stentava persino a ricostruire i nomi di chi quelle strutture ha diretto e materialmente gestito.
Nel 2013 nasce un progetto di ricerca universitario sotto l’egida della Funzione pubblica e la cooperazione tecnica e infrastrutturale dell’ICAR. Lo dirigono uno storico, Guido Melis, e uno scienziato dell’amministrazione, Alessandro Natalini. Vi sono coinvolti una decina di studiosi ed esperti di storia istituzionale e diritto. Obiettivo della ricerca: fare finalmente chiarezza sulla realtà sinora oscura dei gabinetti ministeriali. Cosa fanno queste potenti strutture? Chi ne fa parte? Chi le dirige? Da dove vengono i gabinettisti? Quali rapporti si instaurano con la politica rappresentata dai ministri e dai sottosegretari?
Si prepara un progetto, che viene presentato a vari enti (l’IRPA, Istituto di ricerche per la pubblica amministrazione, promosso a suo tempo da Sabino Cassese, lo fa proprio). Il lavoro si articola in tre fasi: 1) una banca dati informatizzata dei capi dei gabinetti dal 1861 (unità d’Italia) a oggi, integrata nel Sistema Archivistico Nazionale – SAN, messa in rete a cura dell’Icar e congiunta alla importante banca dati sui governi italiani in via di completamento a cura dell’Archivio centrale dello Stato; 2) un dizionario biografico dei capi dei gabinetti e degli uffici legislativi (nonché, dacché esistono, dei responsabili uffici stampa dei ministeri); 3) una serie di interviste in video di “gabinettisti” influenti del recente passato, cui si riferisce come ne fosse una sorta di anticipazione il trailer, che contiene le interviste di: Alfonso Quaranta ( Trasporti, Riforma della P.A., Sanità, Poste, Commercio con l'estero); Manin Carabba (Bilancio e della Programmazione, Ministero per il Mezzogiorno, Commercio con l'estero); Alessandro Pajno (Presidenza del Consiglio dei ministri, Pubblica Istruzione, Tesoro, Bilancio e Programmazione economica,Interno); Filippo Patroni Griffi (Partecipazioni statali, Bilancio e Programmazione economica, Università e ricerca scientifica, Pubblica amministrazione); Franco Battini (Industria e commercio, Commercio con l'estero, Turismo e Spettacolo, Industria, commercio e artigianato, Presidenza del Consiglio dei ministri, Istruzione Pubblica).
Alina Harja, come esperta di giornalismo in video, assume la responsabilità di questa terza parte della ricerca i cui materiali saranno versati all’Archivio centrale dello Stato.  
 
L’approfondimento di Guido Melis:
Il trailer che da oggi si può vedere sul portale del Sistema Archivistico Nazionale – SAN (così lo abbiamo chiamato fra noi, ma è in realtà un mini-docu di circa 20 minuti, realizzato dalla regista Alina Harja) vorrebbe costituire una sorta di anticipazione di quella che sarà nei prossimi mesi una ambiziosa e speriamo anche fruttuosa ricerca su “I gabinetti ministeriali. 1861-2015”. Diretta da me e da Alessandro Natalini, promossa e guidata da un prestigioso comitato scientifico del quale fa parte anche Sabino Cassese (lo studioso cioè che negli ultimi trent’anni ha più concorso a indirizzare gli studi italiani sull’amministrazione e sugli apparati di governo), la ricerca si avvale di un contributo finanziario che il Ministero della Funzione pubblica ha conferito all’Icar e mira, oltre che a scopi prettamente di ricerca storica, anche e specialmente ad offrire indicazioni sui meccanismi che attualmente reggono gli uffici di governo di stretta collaborazione, a individuarne pregi e difetti, a proporre le linee eventuali di una loro riforma.
Il progetto consta di tre poli.
Nel primo sarà messa insieme, attraverso una ricerca su fonti ufficiali ma anche su fonti di informazione secondarie (ciò data la frammentazione e dispersione di quelle ufficiali) un elenco il più possibile completo dei capi di gabinetto e capi degli uffici legislativi, nonché, quando sono esistiti, dei capi uffici stampa e/o comunicazione, dal 1861 al 2015. Ciò consentirà poi di trarre elaborazioni statistiche circa la ricorrenza degli incarichi, la loro durata nel tempo, la provenienza e formazione degli incaricati, la loro presenza in ministeri diversi, l’età media ed altri dati che saranno riscontrabili dalla rilevazione. La banca dati, su supporto informatico, sarà alla fine messa in rete a cura dell’Icar e congiunta alla importante banca dati sui governi italiani in via di completamento a cura dell’Archivio centrale dello Stato.
Il secondo polo della ricerca produrrà un dizionario biografico dei capi di gabinetto e capi degli uffici legislativi, sul modello di quelli già esistenti per altri protagonisti della vita istituzionale italiana dall’Unità ad oggi. In particolare si terrà presente il format sperimentato con successo nella redazione delle biografie dei consiglieri di Stato (Il Consiglio di Stato nella storia d’Italia. Le biografie dei magistrati (1861-1948), a cura di Guido Melis, 2 tomi, Milano, Giuffré, 2006). Dunque le biografie dovranno contenere elementi su nascita, origini familiari, formazione, carriera pregressa e successiva, entrata nei gabinetti, attività svolta, sino al pensionamento e eventualmente alla morte. Nonché sulla bibliografia prodotta dai biografati e sulle fonti consultate per ricostruirne la biografia.
Il terzo polo, cui si riferisce come ne fosse una sorta di anticipazione il trailer, dovrà infine vedere una ventina di interviste in video di protagonisti dell’esperienza dei gabinetti negli ultimi decenni della storia della Repubblica (cui si aggiungerà una galleria di immagini di volti ed ambienti dei gabinetti). Si tratterà di interviste di circa un’ora ciascuna, vertenti oltre che sulla esperienza personale e sulla carriera, su un nucleo ricorrente di domande inerenti la realtà fattuale, il funzionamento quotidiano, l’attività materiale e i compiti realmente svolti nel corso della direzione del gabinetto o dell’ufficio di diretta collaborazione; nonché sui rapporti col ministro, con la sottostante struttura amministrativa, con il parlamento, con gli altri capi di gabinetto di altri ministeri ecc. Una sorta di ricognizione a tutto tondo, insomma, che dovrebbe offrire alla fine una preziosa testimonianza orale sulla realtà dell’istituzione non in astratto ma nel suo reale funzionamento.
Merita a questo punto un cenno la rilevanza (se ne hanno molti esempi in altri Paesi) che le fonti orali assumeranno sempre di più (specie in tempi di trasformazione informatica dell’attività cartacea degli uffici) per documentare l’effettivo svolgersi dell’attività istituzionale. Sotto questo specifico profilo le interviste così raccolte (ma anche le immagini che dovrebbero essere ugualmente censite come documento a latere della ricerca) potrebbero costituire il primo nucleo di un più vasto “archivio della memoria recente” delle amministrazioni estendibile domani ad altre realtà collaterali di analoga rilevanza.
Agli intervistati verrà anche chiesto di esprimersi sull’eventuale riforma del ruolo, della composizione e delle attuali facoltà degli uffici di diretta collaborazione. Ciò consentirà di raccogliere, dalla viva voce dei protagonisti, elementi diretti o indiretti finalizzati alla riforma dei gabinetti e al perfezionamento dei meccanismi di governo.
Le potenzialità insite in un simile progetto di ricerca sono – credo – evidenti a tutti. Che esso possa svolgersi sotto l’egida autorevolissima della Funzione pubblica (un comitato di indirizzo anche a partecipazione ministeriale misto ne controllerà passo per passo i progressi) e specialmente nell’ambito dell’Icar, cioè dell’istituto preposto all’espansione delle fonti digitali nell’ambiente delle pubbliche amministrazioni, fa sperare che i risultati non saranno destinati soltanto a qualche pubblicazione finale ma potranno rappresentare un patrimonio utile alla futura riforma dell’amministrazione italiana.
                                   Guido Melis
 


Vedi il documentario

Fonte

istituto centrale per gli archivi - icar

Tipologia

notizia