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12 febbraio 2015

Il "documento del giorno"

12 febbraio 1980: le Brigate Rosse uccidono Vittorio Bachelet

Il professor Vittorio Bachelet, all'epoca vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, fu ucciso verso le 12 del 12 febbraio 1980 nell'Università degli studi di Roma "La Sapienza" dopo aver terminato una lezione presso la Facoltà di Scienze politiche, dove era docente di Diritto amministrativo. A ucciderlo fu un commando delle Brigate rosse. Gli furono esplosi contro numerosi colpi a bruciapelo; alcuni di essi a opera di una ragazza che - afferrandolo per una spalla - lo aveva costretto a voltarsi. Gli assassini riuscirono a dileguarsi approfittando della confusione creatasi. Sul posto giunse per primo il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che fu applaudito da una folla di studenti commossa e sgomenta. Poco più tardi, l'omicidio venne rivendicato dalle Brigate rosse. Nel comunicato di rivendicazione sostennero che, nella sua veste di vicepresidente, Bachelet aveva reso possibile la trasformazione del Csm «da organismo formale a mente politica», assumendo «il controllo delle attività giuridiche dei singoli magistrati» e «assicurando inoltre un collegamento organico all'Esecutivo». Vittorio Bachelet fu in realtà colpito perché era divenuto autorità di riferimento dell'intero sistema giudiziario, invitando i magistrati a contrastare il terrorismo con il proprio lavoro quotidiano, senza reagire - malgrado gli attacchi subiti - con paura o invocando normative speciali. I processi accerteranno che l'attentato era stato organizzato e compiuto da esponenti del gruppo terroristico che lo aveva rivendicato.
 
Nato a Roma il 20 febbraio 1926. Docente universitario, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura.
Dopo essersi laureato in giurisprudenza nel 1947, prestò attività di assistente volontario di diritto amministrativo presso l'Università degli studi di Roma "La Sapienza". Divenne redattore capo e poi vicedirettore della rivista di studi politici «Civitas», diretta da Paolo Emilio Taviani. Gli furono conferiti diversi incarichi presso il Comitato italiano per la ricostruzione e la Cassa per il mezzogiorno. Nel 1957 ottenne la libera docenza in diritto amministrativo e in istituzioni di diritto pubblico; insegnò presso le Università di Pavia e di Trieste dove nel 1965 divenne professore ordinario, poi alla Pro Deo (oggi Luiss) e dal 1974 a "La Sapienza" di Roma. Fu nominato vicepresidente dell'Azione cattolica da Giovanni XXIII nel 1959 e assunse la carica di presidente generale nel 1964. Nel 1976 fu eletto consigliere comunale a Roma nelle liste della Democrazia cristiana. Nello stesso anno fu eletto vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura.
Ucciso il 12 febbraio 1980. Insignito della medaglia d'oro ai benemeriti della Scuola della cultura e dell'arte, il 2 giugno 1980.

 

   

Fonte

istituto centrale per gli archivi - icar

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