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04 dicembre 2014

Pubblicato un nuovo standard in materia di conservazione digitale

Si tratta dell’ISO 16919:2014 e definisce i requisiti di cui devono essere in possesso le strutture incaricate delle attività di audit e certificazione dei sistemi di conservazione digitale.
 
È stato pubblicato di recente lo standard ISO 16919:2014 “Space data and information transfer systems -- Requirements for bodies providing audit and certification of candidate trustworthy digital repositories”. Con la sua pubblicazione si definiscono i requisiti di cui devono essere in possesso le strutture che vogliano operare nel campo della valutazione e della certificazione dei sistemi di conservazione digitale, basate sul modello OAIS (ISO 14721:2012 “Space data and information transfer systems -- Open archival information system (OAIS) -- Reference model”). Sul sito di ISO si precisa che lo standard può essere utile anche per gli operatori della conservazione digitale in cerca di misure oggettive relative alla affidabilità dei propri sistemi, e interessati a comprendere i processi necessari per la loro certificazione.
Lo standard deriva da una “recommended practice” del Consultative Committee For Space Data Systems (CCSDS), come punto di riferimento sul quale basare le attività delle organizzazioni che certificano l’affidabilità dei sistemi di conservazione digitale. A loro volta queste attività di valutazione vengono definite nel dettaglio con lo standard ISO 16363:2012 “Audit and certification of trustworthy digital repositories”, a sua volta basato su una “recommendend practice” del CCSDS.
Oltre che sulle specifiche di quest’ultimo standard, il nuovo standard si basa anche sulle indicazioni contenute nella norma ISO/IEC 17021, con la quale si definiscono i requisiti generali per l’accreditamento degli organismi che svolgono attività di audit e certificazione di sistemi di gestione e della qualità, a prescindere dalla natura di queste attività.
Con l’ISO 16919:2014 si integra quanto disposto in questa norma, fornendo le specifiche aggiuntive di cui occorre tenere conto per accreditare gli organismi impegnati nelle attività di audit e certificazione relative all’affidabilità dei sistemi di conservazione digitale. Quanto al termine affidabilità, sulla pagina web che presenta il nuovo standard si precisa che col termine si fa riferimento ai requisiti di fondo di cui devono disporre i sistemi in grado di garantire nel lungo periodo l’accessibilità, la comprensibilità e l’usabilità dei documenti digitali in essi custoditi.
Alla pubblicazione del nuovo standard ha dedicato un approfondimento l’esperta di conservazione digitale olandese Barbara Sierman.
A prescindere da dove vengano svolte – si legge nel suo testo - le attività di audit devono essere sempre comparabili. Per risolvere questo problema, ISO ha creato a suo tempo la norma 17021 “Standard requirements for A&C general management systems.
Tenendone conto, il gruppo PTAB, composto da esperti di tutto il mondo in materia di conservazione digitale, si è messo al lavoro per adattare e rendere compatibile questa norma con lo standard ISO 16363:2012. In buona sostanza, allo standard più generale in materia di requisiti dei certificatori sono stati aggiunti degli elementi di conoscenza specifici in materia di conservazione digitale. Ciò avviene facendo riferimento allo standard ISO 14721:2012, col quale si definiscono le caratteristiche del modello OAIS, e al già citato ISO 16363:2012.
Si aggiunge in pratica una lista di competenze specifiche di cui i certificatori devono disporre per svolgere queste attività. Tra queste l’affidabilità, l’imparzialità, la responsabilità, l’esperienza nel campo della conservazione digitale e, se manca, la formazione necessaria per acquisirla”.
 
Per appprofondire:


 

Fonte

istituto centrale per gli archivi - icar

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