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02 febbraio 2017

Francesca Cavazzana Romanelli

In ricordo di Francesca Cavazzana Romanelli

Con il coordinamento di Stefano Vitali, direttore dell’Istituto centrale per gli archivi, e di Antonella Mulè, archivista di Stato, in una sala colma di studiosi, amici e colleghi e alla presenza dei familiari, si sono susseguiti, dopo il saluto iniziale di Mauro Tosti Croce, soprintendente archivistico e bibliografico del Lazio, in rappresentanza del Direttore generale per gli archivi, gli interventi accurati e fortemente sentiti di: don Diego Sartorelli, L’archivio storico diocesano e la sua funzione pastorale; Laura Levantino, Alla scuola di Arca e Ecclesiae Venetae. L’inventariazione di cinque archivi diocesani del Veneto; Ermanno Orlando, L’Archivio di Stato di treviso: un laboratorio per l’archivistica e la storia degli archivi; Stefano Vitali e Maurizio Savoja, Riprogettare Anagrafe: il contributo di Francesca allo sviluppo dei sistemi informativi archivistici nazionali; Ernesto Perillo, La didattica degli archivi e la passione di Francesca per condividerne il significato; Filippo de Vivo e Gian Maria Varanini, In margine a Storia degli archivi, storia della cultura di Francesca Cavazzana.
 
Francesca Cavazzana Romanelli è stata prima archivista di Stato presso l’Archivio di Stato di Venezia e quindi dirigente presso gli archivi di Stato di Padova e Treviso; ha svolto ricerche e presentato contributi di storia degli archivi, cartografia storica, fonti ecclesiastiche e archivi di persone e gentilizi, didattica degli archivi. La sua esistenza è stata altresì segnata da un costante impegno ecclesiale nella Chiesa di Venezia: presidente della FUCI e poi del Movimento ecclesiale d’impegno culturale, è stata fondatrice e docente della Scuola biblica.
 
In stretta collaborazione con don Bruno Bertoli, direttore dell’Archivio del Patriarcato, ha svolto un ruolo fondamentale nella riorganizzazione dell’Archivio, dove ha operato per venti anni; ha curato il riordinamento dell’archivio di don Germano Pattaro (Venezia 1925 - 1986). Ha ideato e realizzato progetti di rilevante valore archivistico come ARCA Archivi storici della Chiesa veneziana (1989), ed Ecclesiae Venetae (2006) realizzato d’intesa fra le sei diocesi di Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Treviso, Vittorio Veneto, la Direzione generale per gli archivi del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e la Regione Veneto.
Dal suo ingresso nell’Associazione archivistica ecclesiastica – per nove anni è stata nel Consiglio direttivo – ha sempre espresso un appassionato impegno per la promozione della cultura archivistica. Ma oltre a questa sua significativa e importante attività scientifica, come archivista, docente e ricercatrice, notevole è stato l’apporto della Cavazzana ai temi della storia insegnata e in particolare della didattica degli archivi, a cominciare dai corsi di aggiornamento sulla didattica delle storie locali organizzati durante gli anni Novanta del secolo scorso, che portarono nel Convegno La storia locale tra ricerca e didattica (Treviso 1995) e alla redazione delle 10 tesi sull’insegnamento della storia locale poi inserite fra le tesi dell’associazione Clio ‘92.
 
Dalle parole dei vari relatori è emerso come la studiosa sapesse coniugare, in modo del tutto naturale e, ad un tempo, mirabile, competenza e passione e “appassionamento”, come intreccio virtuoso e generativo.
 
Fil rouge della giornata di studio, la riflessione attorno al recente ed ultimo lavoro di Francesca Cavazzana: il volume Storia degli archivi, storia della cultura. Suggestioni veneziane (2016), nel quale la studiosa Francesca delinea una sorta di bilancio conclusivo della propria produzione culturale, incentrata essenzialmente su gestione e valorizzazione archivistica, da consegnare alle nuove generazioni. Una decina di saggi, redatti nel corso di un ventennio di lavoro negli archivi veneziani, ripropongono in questa raccolta un itinerario attraverso alcuni casi significativi di storia degli archivi pubblici, notarili, privati, ecclesiastici. Dietro alle nostre fonti e alle storie che esse narrano, dietro alla “messa in forma della memoria” che le ha forgiate e al “rumore” diffuso che da esse emana, non è difficile scorgere il variabile spirito del tempo, i suoi presupposti filosofici, giuridici, sociali, di costume. Dai riflessi squisitamente culturali infine alcune tappe del vivace dibattito e delle realizzazioni archivistiche susseguenti all’Unità nazionale, con il ridefinirsi di nuove appartenenze amministrative anche per archivi e biblioteche e di ripetute aspettative da parte del mondo degli studi e degli editori di fonti.

Fonte

istituto centrale per gli archivi - icar

Tipologia

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